Le radici

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Sarà perché uno si porta nel cuore la terra in cui è cresciuto.

Sarà perché quelli che nascono lì sono orgogliosi della storia della propria terra, della propria “lingua”, della propria “cultura”, della musica, del cibo (non capita per tutti i luoghi, non allo stesso modo, almeno). Sarà perché le contraddizioni profonde, lì, sono considerate fonte di bellezza. Sarà perché lì cantano tutti, anche se sono stonati, anche se hanno dubbi gusti musicali. Sarà perché la musica e la danza sono riti religiosi, come ai tempi dei greci e dei romani. Sarà perché quando si canta e si balla, lì, lo si fa su una terra pregna di sudore, lacrime e sangue. Sarà perché i colori sono forti. Sarà perché è la terra di Totò, Sofia Loren e Massimo Troisi, Concetta e Beppe Barra, la famiglia De Filippo, prima ancora Scarpetta, Viviani. Sarà perché quando si parla di musica italiana nel mondo, parte sempre “ ‘O sole mio ”.

Il mio giardino. Il profumo ti raggiungeva ancora prima di entrare. Era un giardino piccolo, semplice, ma era bellissimo. C’erano due alberelli di limoni che quando il sole ci batteva sopra si accendevano di luce, e quella luce investiva ed invadeva tutto. Più in là c’era una mimosa… io adoro le mimose: tra febbraio e marzo, camminando per strada, se ne trovo uno che supera l’inferriata o il muro di un giardino devio il mio percorso per passarci sotto!  Per terra c’era pietra e poi era pieno di fiori colorati. C’era anche un dondolo sulla sinistra e in fondo c’era un piccolo orticello…

Sono nata a Vico Equense, sul golfo di Napoli e fino all’età di 22 anni circa ho vissuto in quella terra piena di contraddizioni, bellissima e martoriata. E tutte le notti sogno il mare che si infrange da quella parte della nostra penisola, sogno le voci delle donne che chiamano i figli dalle finestre, sogno mia nonna che accarezza la mia fronte bambina, sogno le facce ed i sorrisi di quanti ormai faccio fatica a ricordare i nomi. Ragazzi con cui si giocava ad arrampicarsi sugli alberi, a correre giù per sentieri scoscesi, a tuffarsi da alte rocce: le corse, i desideri. Come dovunque! Penso…

Adesso vivo in un posto dove il silenzio non è mai vuoto, dove ci sono ancora alberi antichi, dove l’uomo viene a ritrovare se stesso, dove i Santi parlavano con gli animali. Un posto bello, ma mi sento Ulisse che cerca di tornare alla sua Itaca. La musica ed il teatro sono come una specie di sentiero dorato che dice “percorrimi e ti ricondurrò nel paese del sole, nel paese del mare…”.

Quanti milioni di persone al mondo si sentono così! Penso…

Sarà perché l’ombra del monte Somma mi ha rubato tante notti. Sarà che sempre più spesso, quando sento le storie di quella terra, mi viene una fitta al cuore.

Sarà perché lì, di Santi veri, ce sono stati veramente pochi, è vero… 

ma lì, un tempo, camminavano gli Dèi!

 

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